Il pomeriggio del giorno di Halloween e terre solitarie apparentemente abbandonate, avvolte in una fitta nebbia a filtrare i colori prepotenti dell'autunno, come teatro di una ricognizione in un Tempo diverso da quello attuale.

Alcuni chilometri lungo le spire tortuose d'una strada stretta immersa in boschi splendidi - dove di là del fogliame autunnale e dei tronchi nero-intensi si intravedono colline morbide dense di chiome, improvvise spigolosità di pietra si spingono verso il cielo, rade, e un campanile distante, isolato, ribadisce una di queste strutture verticali... Dopo una curva che esplode nel giallo perfetto di foglie cadute, nel giallo sospeso di quelle ancora sui rami - una scenografia immobile, ché venti non la minacciano, e uno di quei fotogrammi che Natura alle volte ti mette davanti inavvertitamente, e che ti si ficcano nel profondo delle Sensazioni - lasciamo infine la macchina, solitaria, in un parcheggio pensato per altre affluenze (e, a vedere dai deflussi radiali e profondi, per altre piovosità), e ci incamminiamo oltre la sbarra abbassata verso l'alto del colle di Montovolo: mentre la nebbia che ci accompagna già da qualche ora si addensa, attraversata da nuvole bassissime e veloci: e la sommità del colle si apre in uno slargo di erba bassa e morbida circondata da arbusti ingialliti, rossicci, e sterpi ed erbacce; non c'è anima viva e sembra anima viva non esservi mai stata, e i due o tre edifici che si scorgono sono immoti, perfetti, e sembrano mai frequentati da essere vivente.
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| Lo stile romanico montano nella computer graphic degli anni novanta. |
Camminiamo passi lenti, curiosi, mentre il biancore di nebbia attorno già ci anticipa che la soddisfazione di qualunque punto panoramico ci sarà preclusa. Superiamo la semplice chiesa [della Beata Vergine della Consolazione], passiamo oltre il quadratissimo oratorio di Santa Caterina - una struttura fatta della grafica tridimensionale ancora imperfetta dei vecchi videogiochi di esplorazione, con pattern murari basilari sovrapposti a solidi semplici sistemati come apparizioni in mondi monotoni di nulla uniforme - e ci avviamo sulla crestina leggermente in salita che porta al Balzo [di Santa Caterina], fiancheggiati da arbusti, sterpi, ingiallimento e rossore di cui sopra: e qui prevedibilmente l'obiettivo oscilla avanti e indietro nel tentativo fallimentare di mettere a fuoco un panorama possibilmente splendido celato dalla nebbia perfetta; dodici cubi di pietra in circolo e alcuni versi basilari ricordano una storia di aereo-caduto-contro-edificio-innocente: tragedia - m'informerò poi - strutturata in un tradizionale schema narrativo, il guasto previsto, le processualità con stranezze, le proposte di limitar'militari che cadono nel vuoto.
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| Dei panorami, alle volta, bisogna fidarsi. |
Scendiamo di nuovo attraverso il bosco tortuoso, giù verso il fondovalle principale di questa collinosità che sembra abbandonata, naturalmente placida, dominio apparente di briganti, e sicuramente - per comprovato avvistamento - di gazze, Panda 4x4 e Apecar tirati a lucido; fuori da bar dalle serrande abbassate i cartelli ci ricordano d'essere al di qua di quello spartiacque che divide le terre dello gnocco fritto da quelle di tigella e crescentina. A bordo della strada stretta altri cartelli indirizzano a piccoli agglomerati di edifici in mattone e pietra - alcuni sono davvero quattro, cinque parallelepipedi complessi raccolti attorno a una piccola corte; altri sono veri borghi assiepati su modeste sommità collinari, viuzze in salita e gradinate strettissime verso orizzonti diversi, altane e loggette, finestre minuscole e feritoie alle quali manca solo lo spuntare della canna degli archibugi a tener d'occhio movimenti di foresti; e torrette, e fantasmi sbiaditi di affreschi geometrici; e ancora improvvise distese di foglie aranciate e marroni, secche, accartocciate da pesticchiare, spingere a lato come flutti, camminandole; uno di quei posti - si chiama La Scola, questo - uno di quei posti che sono il Medioevo: e mentre li percorri con calma, assaporando con gli occhi la lanterna posizionata perfetta, il cipresso tormentato dal tempo e il suo unico verde-bottiglia intenso, il comignolo che a metà pomeriggio sbuffa fumo bello e odoroso, questo Medioevo ti cinge le spalle e amichevole ti descrive, spiega, instilla la voglia di passarci qualche giorno, qui, con possibilmente la neve fuori, il calore denso della legna che arde, e pochissime occupazioni da seguire: l'arricchimento dello spirito, il riordino delle idee, la carne alla griglia e la soddisfazione sensuale del corpo.
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| Un Medioevo tranquillo (se hai l'archibugio a portata). |
(E se poi hai il coraggio di mettere da parte i sogni avvolgenti, caldi e rassicuranti per anima e corpo, e dell'onirico seguire invece la deriva di fiaba e surrealtà, a pochi chilometri da qui c'è il delirio turrito stravagante della Rocchetta Mattei. Costruzione intrigante, e della quale solo questo vi racconto: ero in coda nel piazzalétto, in attesa di essere forse gestito da un bizantino sistema di prenotazione che - per pigrizia - ho trascurato di approfondire; e una signora davanti a me ha lamentato:
E' più facile entrare all'Alhambra, che qui.
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| Per Lui, per Lei. |
E insomma abbiamo uno o più conti in sospeso con queste terre: ci sono in lontananza i primi calanchi gessosi che alludono a scarpe da trekking e carte dei sentieri, e cartelli marroni tantissimi, sui quali i numeri romani non superano il XIII; abbiamo da capire cosa questa nebbia impenetrabile ci ha tenuto nascosto: e cosa passava per la testa del Mattei, tormentato riccastro d'altri tempi.
D'altronde, il Medioevo è esteso - in spazio, tempo, e influenza su spirito ed emozione: esplorarlo può richiedere, come minimo, pazienza, e tentativi.
[Bonus Track]
Ad un paio di chilometri dalla Rocchetta Mattei, in località Ponte e in corrispondenza proprio di questo [il ponte], c'è lo spiazzo amplissimo che ospita la Chiesa di Riola, ovvero di Santa Maria Assunta, ovvero quell'edificio progettato da Alvar Aalto nel '66. Movimento Moderno in abbondanza, anni settanta anche, e risultato - secondo il vostro Geografo - opinabile. Documentazione mi dice che sia stata realizzata in dimensioni minori rispetto al progetto iniziale - dannati finanziamenti!; una veloce visita, che il look interno è qualcosa che sta dalle parti delle chiese costruite nel cuore di complessi ospedalieri (non chiedetemi perché); un beffardo spirito di osservazione e collegamento, infine, mi fa scoprire che il proprietario di un trascurato balcone che dà sulla piazza ha ripreso, per la decorazione dello stesso, la silhouette della chiesa. Io un paio di foto le ho fatte, ma vi lascio il piacere di una veloce ricerca nell'internet.
[note] Tutto si svolge nel territorio comunale di Grizzana Morandi (BO). Venendo da Bologna, si abbandona la SS64 Porrettana a Riola, e ci si immerge nel territorio. Noi abbiamo trovato tutto chiuso o inaccessibile per motivo della gestione umana, od invisibile per la nebbia. Questi comunque i link per pianificare o informarsi:
Rocchetta Mattei
Sommità di Montovolo e borgo de La Scola -
Strage dell'Istituto Salvemini
Stranezze dell'architettura moderna
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