giovedì 17 novembre 2016

Piccoli scrigni dipinti, a Padova

Affacciate a piazzette secondarie, meno blasonate, quasi dimesse nel traffico e nella vita quotidiana di Padova, ci sono chiese comunque di un certo fascino, con dipendenze tutte da scoprire.



Tipo in piazzetta Petrarca, o del Carmine. Dove tutti noi universitari letterati o linguisti - o tiratardi della piazza degli spritz - si finiva prima o poi a mangiare il kebab. La piazzetta è lì, un poco svilita dalla strada che la taglia, diagonalmente, in parti ineguali: e questa strada è trafficata, bordata di parcheggi sempre occupati, a proiettare confusione. La piazzetta ha quella peculiare vegetazione di certa Padova: magnolie, pino, palme; sul lastricato di fronte al portone della chiesa - formelle consunte di legno a tema vegetale, piacevole, semplicissimo - c'è un enorme fiore bicromo che ai vecchi informatici può ricordare l'iconcina di Icq. Sulla sinistra della facciata di mattoni, quasi rustica, c'è una lapide che ricorda (vado a memoria) la distruzione della cupola per mano di bombardamento guerresco: ad una veloce ricognizione storica però, si scopre che un secolo prima la stessa cupola fu distrutta completamente, più prosasticamente, dalla malasorte di uno spettacolo pirotecnico in festeggiamento d'una elezione papale. Sulla destra invece - non la prima ma la seconda, porta - c'è l'accesso alla Scoletta del Santuario: e questa Scoletta è aperta un paio di giorni alla settimana - il martedì e il giovedì - dalle nove di mattina alle quattro del pomeriggio: sempre, tranne il mese di dicembre perché, mi dicono i volontari che la tengono aperta, il prete, ahem, non vuole.

All'interno, la Scoletta è completamente dipinta: completamente: mostrando un riassunto della pittura padovana del cinquecento piuttosto completo, e ben tenuto.

Un giro lo si può fare, sono alcuni minuti spesi bene.







Dopodiché, santificati nell'animo, gli occhi pieni di bellezza affrescata, rinfrancati nell'attitudine e purificati negli intenti, potete uscire alla luce della piazza, alzare lo sguardo, e chiedervi come mai una banderuola di tal fatta:



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