Era il '96, il Geografo aveva i capelli - e li aveva lunghi, pure - e una chitarra classica portata a spalla, senza custodia, scomodissima (non bastava lo zaino discretamente pesante, per un giovinetto senza allenamento); i piedi però a quel punto muovevano veloci e sicuri, misteriosamente scevri delle vesciche che piagavano piedi e vita del pellegrino medio del Cammino di Santiago; il Geografo si apprestava ad affrontare l'Alto do Cebreiro, praticamente unica montuosità a scomodare l'altresì monotona piattura del Cammino; e alla base della salita quello che sarebbe stato il nostro hospitalero ci propone di caricare gli zaini nella jeep, sì da permetterci di godere di una salita senza fatica. Io obbietto, ho fatto già più di seicento chilometri zaino-in-spalla e - ligio al sentimento di sofferenza e susseguente espiazione cristiana - dico che me lo sarei portato su da solo, in modo da arrivare a Santiago, poi, comunque senza peccati. L'hospitalero - una di quelle figure a metà tra il santo e'il diavolesco, vagamente soprannaturale - l'hospitalero quindi mi dice: ma se non accumuli peccati lungo la via, cosa ti farai poi perdonare, a Santiago?
Quando uno ha ragione, ha ragione.
Grande cena, vino, e spalle per una volta non indolenzite, quella sera.
Acché io vi propongo un percorso inverso, ma similarmente bicefalo. Prima di andarvi a sfondare di birra ottima a buon prezzo a Pedavena - lungi da me il farvi desistere, ché cento e mille sono state le birrette al banco prima di intraprendere sentieri erti a bivacchi, o dopo esser scesi lungo gli stessi, appiccicosi di sudore, gli occhi incispati dal fumo resinoso ed eccessivo delle fornelle e della carne alla griglia; prima insomma di arrivare alla birreria vi consiglio di fermarvi alle porte di Feltre - venendo dalla pianura -, ad Anzù: si gira sulla destra all'altezza dei nuovi svincoli che portano alla paese e si torna per alcune centinaia di metri in direzione sud-est. Si trova - seguendo le indicazioni - il piccolo parcheggio alberato che sta alla base dell'accesso alla Basilica-Santuario dei Ss. Vittore e Corona; qui potete parcheggiare, e intraprendere il breve sentiero a gradini che porta appunto al santuario: dieci minuti - forse meno - di bosco molto bello e gradini bordati di muschi verdi, cappellette in abbandono, e l'improvvisa scalinata monumentale che porta al complesso: dove infine passeggiare pensosi, le mani conserte dietro la schiena, per un chiostro bianchissimo e semplice e quieto, decorato da affreschi naif di personaggi a cui capitano sfighe e che invocano i Santi a sistemar cose; potete stupire - un po' davvero, sì - nella chiesa, solidissima e a modo suo imponente, completamente affrescata (anche con cose di pregio, di scuola giottesca e ispirazione di Cappella degli Scrovegni (cfr. il Giudizio Universale, a sinistra dell'altare)) e ricca di marmi - alcuni dei quali dipinti, ma tant'è. Potete ciondolare sul piazzaletto di sassétti, guardare Feltre lontana e le montagne dietro, la scalinata del santuario quasi a fare trampolino verso il panorama; potete infine - sul retro - salire il versante erboso e gradonato, superare un albero splendido che non ho saputo riconoscere, ed esplorare il "Sentiero natura" indicato da cartello e freccia: e poi dirmi cos'è e dove va, che io non ho potuto farlo.
Ero atteso in birreria.






