lunedì 31 ottobre 2016

Spiritualità prima di birra e grigliata: la Basilica-Santuario dei Ss Vittore e Corona ad Anzù

Lo so che in quella direzione (quasi tutti) si va per la gigantica birreria di Pedavena: ma perché non far precedere agli eccessi una breve passeggiata, un panorama riflessivo, e qualche accenno di contemplazione e spiritualità?

Era il '96, il Geografo aveva i capelli - e li aveva lunghi, pure - e una chitarra classica portata a spalla, senza custodia, scomodissima (non bastava lo zaino discretamente pesante, per un giovinetto senza allenamento); i piedi però a quel punto muovevano veloci e sicuri, misteriosamente scevri delle vesciche che piagavano piedi e vita del pellegrino medio del Cammino di Santiago; il Geografo si apprestava ad affrontare l'Alto do Cebreiro, praticamente unica montuosità a scomodare l'altresì monotona piattura del Cammino; e alla base della salita quello che sarebbe stato il nostro hospitalero ci propone di caricare gli zaini nella jeep, sì da permetterci di godere di una salita senza fatica. Io obbietto, ho fatto già più di seicento chilometri zaino-in-spalla e - ligio al sentimento di sofferenza e susseguente espiazione cristiana - dico che me lo sarei portato su da solo, in modo da arrivare a Santiago, poi, comunque senza peccati. L'hospitalero - una di quelle figure a metà tra il santo e'il diavolesco, vagamente soprannaturale - l'hospitalero quindi mi dice: ma se non accumuli peccati lungo la via, cosa ti farai poi perdonare, a Santiago?
Quando uno ha ragione, ha ragione.
Grande cena, vino, e spalle per una volta non indolenzite, quella sera.
Acché io vi propongo un percorso inverso, ma similarmente bicefalo. Prima di andarvi a sfondare di birra ottima a buon prezzo a Pedavena - lungi da me il farvi desistere, ché cento e mille sono state le birrette al banco prima di intraprendere sentieri erti a bivacchi, o dopo esser scesi lungo gli stessi, appiccicosi di sudore, gli occhi incispati dal fumo resinoso ed eccessivo delle fornelle e della carne alla griglia; prima insomma di arrivare alla birreria vi consiglio di fermarvi alle porte di Feltre - venendo dalla pianura -, ad Anzù: si gira sulla destra all'altezza dei nuovi svincoli che portano alla paese e si torna per alcune centinaia di metri in direzione sud-est. Si trova - seguendo le indicazioni - il piccolo parcheggio alberato che sta alla base dell'accesso alla Basilica-Santuario dei Ss. Vittore e Corona; qui potete parcheggiare, e intraprendere il breve sentiero a gradini che porta appunto al santuario: dieci minuti - forse meno - di bosco molto bello e gradini bordati di muschi verdi, cappellette in abbandono, e l'improvvisa scalinata monumentale che porta al complesso: dove infine passeggiare pensosi, le mani conserte dietro la schiena, per un chiostro bianchissimo e semplice e quieto, decorato da affreschi naif di personaggi a cui capitano sfighe e che invocano i Santi a sistemar cose; potete stupire - un po' davvero, sì - nella chiesa, solidissima e a modo suo imponente, completamente affrescata (anche con cose di pregio, di scuola giottesca e ispirazione di Cappella degli Scrovegni (cfr. il Giudizio Universale, a sinistra dell'altare)) e ricca di marmi - alcuni dei quali dipinti, ma tant'è. Potete ciondolare sul piazzaletto di sassétti, guardare Feltre lontana e le montagne dietro, la scalinata del santuario quasi a fare trampolino verso il panorama; potete infine - sul retro - salire il versante erboso e gradonato, superare un albero splendido che non ho saputo riconoscere, ed esplorare il "Sentiero natura" indicato da cartello e freccia: e poi dirmi cos'è e dove va, che io non ho potuto farlo.
Ero atteso in birreria.



venerdì 28 ottobre 2016

Quel sentimento del piccolo paese veneto

Perché anche nel comune e nel diffuso e nel normale c'è una forma di Bellezza: fatevelo, ogni tanto, un giro curioso per le campagne del Veneto. Io ieri sono passato per Concordia Sagittaria (VE).


[...] di quando attraversando le campagne piatte - un'idea di bruma ancora nel primissimo pomeriggio autunnale, per quanto assolato, e l'orizzonte piatto, i pioppi in filari regolari a ribadire argini, e vigneti; attraversando campagne piatte percorrendo strade strette bordate di platani enormi quasi a formare una galleria sulla testa; e dopo qualche curva ad angolo apparentemente innecessario appaiono questi paesetti, concentrazioni di quell'edilizia funesta - la villetta a due piani, il capannoncino - attorno a un incrocio, ad un ponte, o lungo un momento placido di fiume o canale dove qualche barcone è anche attraccato; è possibile - ma non scontato - che nel cuore di questa concentrazione ci sia una qualche vestigia del Passato, il palazzo vescovile medievale con i suoi rattoppi successivi, con le sue tracce di archi in mattone chiusi chissà-quando, e la loggia con qualche archeologia esposta; la piazza con la chiesa e il battistero e, metti - nella prima o nel secondo -, degli affreschi lacunosi di un'epoca provinciale e naif, i santi tutti in quella posizione sempre-uguale che dice 'sta ténto qua!, e pesci guizzanti nel nulla, e le ali d'angeli coperte di occhi stilizzati e gli angeli stessi poggianti sulle ruote che - per carità! - simboleggeranno anche la Forza che tutto muove nell'universo, ma alla fine - gli angeli - sembrano cavalcare di traverso monocicli; nella piazza può aprirsi lo scavo archeologico della romanità anche piuttosto curato, come una piscina di passerelle, sarcofaghi, pavimentazioni e mezze colonne - le stesse mezze colonne e capitelli e lapidi sono su cavalletti di metallo sistemati in giro per il paese; e ci sono i bar-enoteca dai quali o verso i quali la statua a tema agricolo* sembra andare, e anziani in bicicletta volteggiano piano sulla piazza attratti in stormi lenti verso l'affissione dei necrologi - le quali possono essere miniaturistiche fin che vuoi, ma l'anziano-con-moglie già ancora in fase avvicinamento sa benissimo chi è, chi sono i defunti; le bici volteggiano e lo strillone del quotidiano locale dice Dipendente pubblico timbrava e andava a fare la spesa in bici; al di là dell'asse fluviale contro la quale è poggiato il paese c'è la sua brava passeggiata pulita e rifinita di faretti e siepi che nascondono i giardini sul retro delle riapparenti villette (alle quali chiedere quanto contente possano essere, di queste passeggiate guardone), qualche curiosa opera d'arte provinciale e naif che amministrazioni hanno relegato inoffensive giusto fuori dal centro**, l'occasionale bar-latteria, il cartello marrone che indica un punto dell'onnipresente via Annia, e poi di nuovo l'intervento edilizio opinabile, e la strada verso il paese successivo, polo più grande e accentratore delle campagne attorno e luogo dove immettersi in autostrada, quattro assi radiali e tre rotonde e due incroci con semaforo e un unico ingolfamento d'auto di medio-grossa cilindrata nell'ora di punta prima della sera: prima che la nebbia che sale porti con sé il deserto, e dia senso ai ristoranti-trattorie fuori dal centro tutte uguali, siepi quadrate in vaso a nascondere alla vista qualche tavolo all'aperto, gli orli delle tende col pattern dei merli di castello, il beige dominante con righina o con bordino rosso, e quei globi d'illuminazione accesi ma che comunque non capisci se è aperto, o se dannazione è giorno di chiusura.



 














* che comunque non avrà mai l'intensità del "Seminatore (di ceffoni)" a Busiago Vecchio, del quale un giorno vi racconterò.
** per dire, qui c'erano una barca e un pilone dell'illuminazione rivestiti di patchwork di lana.

mercoledì 26 ottobre 2016

Parigi, in una cosa bella

E' impossibile ridurre la Ville Lumiere a un singolo post, così come è impossibile districarsi tra gli elenchi di dieci, quaranta, cento cose da fare, vedere, provare a Parigi in un weekend, in un weekend lungo, in una settimana, in una vita, eccetera. Così vi regalo una piccola scoperta bellissima - e poco conosciuta - che abbiamo fatto.


Nel momento in cui hai una carta del centro cittadino segnata di cerchi di indelebile nero; due coppie di piedi che con velocità uguale decidono di declinare il più possibile l'invitante offerta delle discese alla metropolitana; zaino leggero, occhio attento, e tantissima curiosità e menefreghismo nei confronti di possibili condizioni metereologiche avverse; ti si stende davanti come un tappeto finemente intrecciato una città il cui connettivo tra Grandi Monumenti e Cose Importanti è egualmente elegante, denso e - soprattutto - stratificato: pronto a ricevere Sensazione, e Significato. Da qualche parte tra le righe del mio quadernetto arancione, per esempio, inizia così un appunto:

Ci chiediamo cosa voglia dire l'espressione Parigi è una città romantica. 
Se sia vera.
Ce lo chiediamo camminando senza fretta attraverso le Tuileries, la domenica mattina, la città pigra - si percepisce palpabile, la pigrizia - attorno a noi: checché ci avessero detto la sera prima due svedesi alcolici a un baracchino delle crepes davanti al centro Pompidou, Dovete svegliarvi presto per visitare tutto, a Parigi - prestissimo: sempre che non beviate troppo la sera prima... oppure bevete troppo e poi vi svegliate presto e visitate tutto: Noi facciamo così, siamo svedesi*; chiusi dentro giacche perché fa freddo nonostante siano già le dieci del mattino, il cielo autunnale di un azzurro intenso e bello e imprevisto e un sole a salire piano che continua a ripeterci Avete fatto bene, a disertar' musei, stamattina; e attorno, le centinaia di sedie verdoline sparse in giro come animali al pascolo tranquillo dei grandi pascoli alpini, a gruppetti di tre o quattro, mezzi circoli, coppie: alcune d'esse solitarie; e corpi di donna nudi verdi-scuri di bronzo, inumiditi sensuali dell'umidità del mattino ad occhieggiare di tra le siepi perfette, verdi-scure anch'esse; meno turisti e più parigini a passeggiare, correre, chiacchierare attorno; e fumo ad alzarsi dal bicchiere del caffè che ho in mano, una mano calda nell'altra, e tutto è perfetto: e cosa puoi dirle, così, alla città?
[...]

Comunque: nel poco tempo che abbiamo per "visitare tutto", scopriamo il Viaduc des artes: un viadotto ferroviario dismesso che inizia da qualche parte a sud-est di piazzale della Bastiglia e che ora accoglie botteghe artigiane, laboratori e negozi di arredamento e design sotto le sue volte, e - soprattutto - un camminamento sopraelevato alberatissimo, sopra: circa sei chilometri di passeggiata, ogni venti-trenta metri diversi per la sfumatura della vegetazione - i colori del fogliame in cambiamento autunnale, ringhiere coperte di edere, rose ed alberi in vaso, gallerie di bamboo; e visuali angolate e panoramiche su vie ed incroci: su chiese, su edifici tagliati di netto per fare spazio alla riorganizzazione urbana - le strutture interne di mattoni esposte nelle quali sono state ritagliate finestre e finestrelle; su campetti sportivi di quartiere trasformati in palestre all'aperto; su terrazzini e abbaini e comignoli e murales e tutto quello che serve per riassumere (almeno una parte di) Parigi.

In www.leviaducdesarts.com c'è l'ufficialità della cosa; nelle foto del post, un po' di quello che abbiamo potuto percorrere prima di essere interrotti da una pioggia birichina che - infine - ci ha sorpresi, e spinti non proprio non-volenti alla ricerca di un aperitivo in happy hour...


* con quella fierezza etnica svedese che credevo esistesse solamente nelle interviste heavy metal.

venerdì 21 ottobre 2016

Giusto scendere dalla macchina, sgranchirsi le gambe, Respirare

Un poco di leggenda, ora: per chiostre di monti, aria leggera, colori dell'autunno, e il più classico dei laghi dolomitici.

Perfettamente in linea con quella felice, scanzonata leggerezza che informa i racconti di montagna - quella positività semplice, quella piacevole joie de vivre - in questa storia si parla di un Re vedovo e tristissimo, la cui unica gioia è la figlioletta - giocosa e graziosa come si confà ai fini di un personaggio di fiaba, ma anche piuttosto viziatella, e dispettosa. Questa figlioletta viene a conoscere che una fata - che vive qualche monte più in là - possiede uno specchio magico che può leggere i pensieri di chi vi si specchia, e quindi tontona il padre acché glielo faccia avere. Per farla breve, la condizione per avere questo specchio è che il Re si lasci trasformare in montagna, sì quindi da riparare con la sua ombra un giardino di fiori stupendi - minacciato da troppo diretto sole - di proprietà della fata.
Che gusto!, che spasso!, per la bambina, l'idea di poter correre e giocare lungo i versanti di un monte che fu suo padre! Ma mentre appunto costei fa piroette di gioia e saltelli, non s'accorge che suo padre il Re si è già increpaccito, irrocciato, inforestito, e un sacco di altri termini del diventare montagna: colta da capogiro cade in un precipizio di nuova formazione, e muore; le lacrime del padre si raccolgono in due ruscelli le cui acque formano un lago bellissimo, mentre le schegge dello specchio - infrantosi nella caduta - rimangono nelle acque come gli infiniti bagliori luccicanti dei riflessi d'acqua purissima.

Sorapiss era il Re - il cui dominio era incluso tra Tofane, Antelano, Marmarole e Cime di Lavaredo; la figlioletta era - ovviamente - Misurina; per completezza vi dico che la fata viveva sul Monte Cristallo, e lì aveva il giardino di fiori stupendi.

E' autunno, e insomma un giro merita, magari anche solo di passaggio. Il Geografo potrebbe denigrare per lunghi quarti d'ora gli alberghi costruiti in riva al lago, ma altresì vi dice di godere dei colori che avvolgono la strada che sale da Cortina, perché se i 1754 metri slm del lago sono quelli degli aghifogli, giusto poco più in basso è il trionfo - in questa stagione - di un giallo intensissimo: ancora più potente se stagliato contro il cielo azzurro di una bella giornata.
Statevi bene.

mercoledì 19 ottobre 2016

Due passi sopra Teolo - aggiunta

(una cosa - un dettaglio - che non vi ho raccontato; ma d'altronde preferisco che le cose le scopriate voi, camminando, curiosando, tocchicchiando in giro, tutto)

Nel fianco del colle, presso il lato destro della chiesetta di Sant'Antonio Abate, si apre una grotta al cui ingresso sta un altare (?) ricavato da un grosso blocco di pietra bianca scolpita; dietro, il buio denso di una piuttosto-grande cavità ovale. Sul ripiano dell'altare (?), e su un tavoletto vicino, una cospicua quantità di agende e quaderni scalcagnati, mollicci per l'umidità, le pagine piene di scritte e firme di visitatori, e richieste di grazia o semplicemente di attenzione dall'Alto.
Succede che io creda moltissimo nella parola scritta: e che non manchi mai di curiosare - almeno in via cursoria - tra le pagine, alla ricerca di un frammento, di un brandello, di Qualcosa: e questo Qualcosa spesso sta proprio nascosto nei libri delle firme (quelli dei bivacchi di montagna essendo i migliori, in assoluto).


Ecco, quindi: una pagina a caso di uno a caso dei quaderni.

Sintetico, realista, in uno strano punto però perfettamente a metà tra spietatezza e amore.

lunedì 17 ottobre 2016

Due passi - due davvero - sopra Teolo

Anche nella confusione domenicale delle sagre in ogni angolo, delle macchine parcheggiate fin su i tornanti, delle moto, dei picnic. Ci sono degli angoli dei Colli Euganei facilmente raggiungibili, ma comunque mozzafiato.














Tipo questo: si arriva al passo Fiorine - sì, dove c'è la baita-ristorante - direi da Teolo. Si parcheggia lì la vettura, si percorre un ulteriore centinaio di metri e sulla sinistra, assieme ad un minaccioso cartello di "strada privata" apparentemente posticcio si trova l'indicazione per l'eremo/chiesetta di Sant'Antonio Abate. 
(Dal pianoro delle Fiorine e alle spalle di queste in realtà si dipartono sentieri e stradicciole in quantità; i cartelli - quelli che non nascono incomprensibili già di loro - sono staccati o sbiaditi. Il Geografo avrebbe avuto quel prurito ai piedi che sa voler dire: percorriamo tutto!, ma si era già nel tardo nel pomeriggio, ieri, e ci sarebbero state altre cose da fare, subito dopo, programmate.)
Si inforca la direzione,quindi, e poco dopo sarà una meraviglia un po' sauvage - come i Colli spesso riescono ad essere - di vegetazione in libertà, rocce vulcaniche macchiate di licheni, distese di pungitopo, felci e gusci di castagne: ci sarà un punto panoramico quieto, proiettato sul nulla; improvvisi gradini a scendere tortuosi. E quel piccolo slargo in mezzo al bosco dove sorge appunto questa chiesetta: minuscola, elegante, popolarissima*: da esplorare, curiosare, approfondire.
Un quarto d'ora di cammino davvero facile, per una piccola sorpresa davvero meritevole.
... e che non vi ho detto della grotta.












Dalla chiesetta si può scendere a Teolo in forma di giro-ad-anello, proseguendo il sentiero. Oppure, presso lo spiazzo sul retro, c'è una indicazione per il "Paradiso di Rovolon": che il vostro Geografo deve ancora verificare, ma si ripromette di farlo.

(nel cappello del post, lo ammetto, ho scritto fondamentalmente che Massì, va bene: non importa la confusione domenicale, questo angolo è bello e speciale. Eppure il Geografo vi consiglia un pomeriggio qualunque della settimana: perché il punto panoramico è splendido da starci seduti qualche minuto nel silenzio; la chiesetta, pure).

* Nel senso di culto popolaresco, non di folle di visitatori (anche se, la domenica pomeriggio, eccetera)

giovedì 13 ottobre 2016

Cansiglio: per una prima conoscenza

I boschi del Cansiglio sono celebri per la bellezza autunnale: e noi cercavamo un percorso tranquillo, panoramico e vario per una piccola passeggiata domenicale. Beh: eccolo.















Il percorso lo trovate qui: nella versione online di una pubblicazione di Veneto Agricoltura (la versione cartacea, ohimè, il sito dice che è esaurita).
Voi comunque fate come noi: scaricate il Percorso 1, lo stampate*, e impostate il navigatore della macchina su Albergo Rifugio Sant'Osvaldo/Pian del Cansiglio. Vi godete la salita al Cansiglio, i colori, l'improvviso aprirsi della conca prativa. Una volta al Rifugio parcheggiate la macchina, e con scarpette comode seguite abbastanza pedissequamente il percorso di-cui-sopra, indicato in verde tratteggiato sulla carta: perché questa carta è dettagliatissima, e cartelli diffusi in forma di frecce di legno indicano l'anello del Cansiglio in maniera piuttosto precisa.
Siamo rimasti soddisfatti del giro? Nella maniera più assoluta, sì: il bosco cambia - di colore, densità, intensità, attitudine - ogni poche centinaia di passi; i panorami sono splendidi, vari; il dislivello è praticamente inesistente, ideale per una passeggiata rilassante.
E poi c'è una pletora di fenomeni geografici che è un piacere osservare: ma dei quali, eventualmente, vi parlo prossimamente. Voi intanto godetevi un processo di scoperta rilassante, avvolto dell'aroma di boschi umidi, ricchi - e le scarpe su terra morbida, e foglie croccanti, accartocciate.

Buona gita!

(Alcune note: il percorso è super-accessibile, si può fare con bambini- anzi: se lo fate durante il weekend incontrerete numerosi gruppi umani con pancia piena da agriturismo, scarpette leggere e borse firmate a tracolla camminare in giro (è per questo che, come sempre, mi sento di consigliarvi l'infrasettimanale); in un paio d'ore con tutta calma si fa tutto l'anello... ma si può tergiversare e curiosare ed esplorare molto, molto di più!)





















* acché, se chiedete informazioni a una specie di guida che si aggira nei parcheggi a sud dei campi da golf, e che nonostante il clima di ottobre - freddo sì, ma non certo estremo - è già vestita come per una spedizione sull'Annapurna negli anni cinquanta (manopole di pelle imbottite comprese); se chiedete informazioni a questo personaggio verrete sicuramente redarguiti che "quella non è una cartina": con sufficienza. Voi rispondete da parte mia che uno, per certo lo è, una CARTA; e due, che a un qualunque esame di Geografia il termine "cartina" lo avrebbe proiettato istantaneamente nella terra del Ci Vediamo Alla Prossima Sessione.

martedì 11 ottobre 2016

Sua Sorpresa l'Autunno: Pian del Cansiglio

Ti sei mai chiesto come funziona l'Autunno - quell'improvviso ingiallire, arrossire degli alberi - quell'addensarsi di magia nei boschi?















Funziona che c'è sicuramente una foglia che per prima - per intraprendenza, insolenza, o forse per sola noia - si mette in testa di cambiare vestito: decide di aprire l'armadio e scegliere qualcosa di giallo, arancione, rosso.
E la si vedrà comparire su un ramo, stagliata contro il verde uniforme di tutte le altre foglie.
Non passerà molto - dopo lo stupore iniziale - che qualche altra foglia decida di aprire l'armadio a sua volta: travolta da una improvvisa voglia di cambiamento sconosciuta fino a un minuto prima.
Vedremo dei rami interamente gialli, arancioni, rossi: sembreranno messi lì per sbaglio, presi da altre piante e incollati un po' fuori luogo.
E poi, tutto attorno, improvvisamente: il giallo, l'arancione, il rosso.

(è la prima settimana di ottobre, nella foto, e la Sorpresa dell'Autunno non è ancora esplosa: ma si intuisce un'idea, un'attitudine differente, tra la morbidezza dei faggi...)

Il Pian del Cansiglio è - nel Veneto - uno dei posti più belli dove guardare il gusto della Natura nel pennellare con colori caldi; ed è una gita che chiede pochissimo sforzo.

Vi spiego come - e vi do indicazioni geografiche - tra poco.