Perché anche nel comune e nel diffuso e nel normale c'è una forma di Bellezza: fatevelo, ogni tanto, un giro curioso per le campagne del Veneto. Io ieri sono passato per Concordia Sagittaria (VE).
[...] di quando attraversando le campagne piatte - un'idea di bruma ancora nel primissimo pomeriggio autunnale, per quanto assolato, e l'orizzonte piatto, i pioppi in filari regolari a ribadire argini, e vigneti; attraversando campagne piatte percorrendo strade strette bordate di platani enormi quasi a formare una galleria sulla testa; e dopo qualche curva ad angolo apparentemente innecessario appaiono questi paesetti, concentrazioni di quell'edilizia funesta - la villetta a due piani, il capannoncino - attorno a un incrocio, ad un ponte, o lungo un momento placido di fiume o canale dove qualche barcone è anche attraccato; è possibile - ma non scontato - che nel cuore di questa concentrazione ci sia una qualche vestigia del Passato, il palazzo vescovile medievale con i suoi rattoppi successivi, con le sue tracce di archi in mattone chiusi chissà-quando, e la loggia con qualche archeologia esposta; la piazza con la chiesa e il battistero e, metti - nella prima o nel secondo -, degli affreschi lacunosi di un'epoca provinciale e naif, i santi tutti in quella posizione sempre-uguale che dice 'sta ténto qua!, e pesci guizzanti nel nulla, e le ali d'angeli coperte di occhi stilizzati e gli angeli stessi poggianti sulle ruote che - per carità! - simboleggeranno anche la Forza che tutto muove nell'universo, ma alla fine - gli angeli - sembrano cavalcare di traverso monocicli; nella piazza può aprirsi lo scavo archeologico della romanità anche piuttosto curato, come una piscina di passerelle, sarcofaghi, pavimentazioni e mezze colonne - le stesse mezze colonne e capitelli e lapidi sono su cavalletti di metallo sistemati in giro per il paese; e ci sono i bar-enoteca dai quali o verso i quali la statua a tema agricolo* sembra andare, e anziani in bicicletta volteggiano piano sulla piazza attratti in stormi lenti verso l'affissione dei necrologi - le quali possono essere miniaturistiche fin che vuoi, ma l'anziano-con-moglie già ancora in fase avvicinamento sa benissimo chi è, chi sono i defunti; le bici volteggiano e lo strillone del quotidiano locale dice Dipendente pubblico timbrava e andava a fare la spesa in bici; al di là dell'asse fluviale contro la quale è poggiato il paese c'è la sua brava passeggiata pulita e rifinita di faretti e siepi che nascondono i giardini sul retro delle riapparenti villette (alle quali chiedere quanto contente possano essere, di queste passeggiate guardone), qualche curiosa opera d'arte provinciale e naif che amministrazioni hanno relegato inoffensive giusto fuori dal centro**, l'occasionale bar-latteria, il cartello marrone che indica un punto dell'onnipresente via Annia, e poi di nuovo l'intervento edilizio opinabile, e la strada verso il paese successivo, polo più grande e accentratore delle campagne attorno e luogo dove immettersi in autostrada, quattro assi radiali e tre rotonde e due incroci con semaforo e un unico ingolfamento d'auto di medio-grossa cilindrata nell'ora di punta prima della sera: prima che la nebbia che sale porti con sé il deserto, e dia senso ai ristoranti-trattorie fuori dal centro tutte uguali, siepi quadrate in vaso a nascondere alla vista qualche tavolo all'aperto, gli orli delle tende col pattern dei merli di castello, il beige dominante con righina o con bordino rosso, e quei globi d'illuminazione accesi ma che comunque non capisci se è aperto, o se dannazione è giorno di chiusura.
* che comunque non avrà mai l'intensità del "Seminatore (di ceffoni)" a Busiago Vecchio, del quale un giorno vi racconterò.
** per dire, qui c'erano una barca e un pilone dell'illuminazione rivestiti di patchwork di lana.
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