Tipo questo: si arriva al passo Fiorine - sì, dove c'è la baita-ristorante - direi da Teolo. Si parcheggia lì la vettura, si percorre un ulteriore centinaio di metri e sulla sinistra, assieme ad un minaccioso cartello di "strada privata" apparentemente posticcio si trova l'indicazione per l'eremo/chiesetta di Sant'Antonio Abate.
(Dal pianoro delle Fiorine e alle spalle di queste in realtà si dipartono sentieri e stradicciole in quantità; i cartelli - quelli che non nascono incomprensibili già di loro - sono staccati o sbiaditi. Il Geografo avrebbe avuto quel prurito ai piedi che sa voler dire: percorriamo tutto!, ma si era già nel tardo nel pomeriggio, ieri, e ci sarebbero state altre cose da fare, subito dopo, programmate.)
Si inforca la direzione,quindi, e poco dopo sarà una meraviglia un po' sauvage - come i Colli spesso riescono ad essere - di vegetazione in libertà, rocce vulcaniche macchiate di licheni, distese di pungitopo, felci e gusci di castagne: ci sarà un punto panoramico quieto, proiettato sul nulla; improvvisi gradini a scendere tortuosi. E quel piccolo slargo in mezzo al bosco dove sorge appunto questa chiesetta: minuscola, elegante, popolarissima*: da esplorare, curiosare, approfondire.
Un quarto d'ora di cammino davvero facile, per una piccola sorpresa davvero meritevole.
... e che non vi ho detto della grotta.
Dalla chiesetta si può scendere a Teolo in forma di giro-ad-anello, proseguendo il sentiero. Oppure, presso lo spiazzo sul retro, c'è una indicazione per il "Paradiso di Rovolon": che il vostro Geografo deve ancora verificare, ma si ripromette di farlo.
(nel cappello del post, lo ammetto, ho scritto fondamentalmente che Massì, va bene: non importa la confusione domenicale, questo angolo è bello e speciale. Eppure il Geografo vi consiglia un pomeriggio qualunque della settimana: perché il punto panoramico è splendido da starci seduti qualche minuto nel silenzio; la chiesetta, pure).
* Nel senso di culto popolaresco, non di folle di visitatori (anche se, la domenica pomeriggio, eccetera)


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