mercoledì 26 ottobre 2016

Parigi, in una cosa bella

E' impossibile ridurre la Ville Lumiere a un singolo post, così come è impossibile districarsi tra gli elenchi di dieci, quaranta, cento cose da fare, vedere, provare a Parigi in un weekend, in un weekend lungo, in una settimana, in una vita, eccetera. Così vi regalo una piccola scoperta bellissima - e poco conosciuta - che abbiamo fatto.


Nel momento in cui hai una carta del centro cittadino segnata di cerchi di indelebile nero; due coppie di piedi che con velocità uguale decidono di declinare il più possibile l'invitante offerta delle discese alla metropolitana; zaino leggero, occhio attento, e tantissima curiosità e menefreghismo nei confronti di possibili condizioni metereologiche avverse; ti si stende davanti come un tappeto finemente intrecciato una città il cui connettivo tra Grandi Monumenti e Cose Importanti è egualmente elegante, denso e - soprattutto - stratificato: pronto a ricevere Sensazione, e Significato. Da qualche parte tra le righe del mio quadernetto arancione, per esempio, inizia così un appunto:

Ci chiediamo cosa voglia dire l'espressione Parigi è una città romantica. 
Se sia vera.
Ce lo chiediamo camminando senza fretta attraverso le Tuileries, la domenica mattina, la città pigra - si percepisce palpabile, la pigrizia - attorno a noi: checché ci avessero detto la sera prima due svedesi alcolici a un baracchino delle crepes davanti al centro Pompidou, Dovete svegliarvi presto per visitare tutto, a Parigi - prestissimo: sempre che non beviate troppo la sera prima... oppure bevete troppo e poi vi svegliate presto e visitate tutto: Noi facciamo così, siamo svedesi*; chiusi dentro giacche perché fa freddo nonostante siano già le dieci del mattino, il cielo autunnale di un azzurro intenso e bello e imprevisto e un sole a salire piano che continua a ripeterci Avete fatto bene, a disertar' musei, stamattina; e attorno, le centinaia di sedie verdoline sparse in giro come animali al pascolo tranquillo dei grandi pascoli alpini, a gruppetti di tre o quattro, mezzi circoli, coppie: alcune d'esse solitarie; e corpi di donna nudi verdi-scuri di bronzo, inumiditi sensuali dell'umidità del mattino ad occhieggiare di tra le siepi perfette, verdi-scure anch'esse; meno turisti e più parigini a passeggiare, correre, chiacchierare attorno; e fumo ad alzarsi dal bicchiere del caffè che ho in mano, una mano calda nell'altra, e tutto è perfetto: e cosa puoi dirle, così, alla città?
[...]

Comunque: nel poco tempo che abbiamo per "visitare tutto", scopriamo il Viaduc des artes: un viadotto ferroviario dismesso che inizia da qualche parte a sud-est di piazzale della Bastiglia e che ora accoglie botteghe artigiane, laboratori e negozi di arredamento e design sotto le sue volte, e - soprattutto - un camminamento sopraelevato alberatissimo, sopra: circa sei chilometri di passeggiata, ogni venti-trenta metri diversi per la sfumatura della vegetazione - i colori del fogliame in cambiamento autunnale, ringhiere coperte di edere, rose ed alberi in vaso, gallerie di bamboo; e visuali angolate e panoramiche su vie ed incroci: su chiese, su edifici tagliati di netto per fare spazio alla riorganizzazione urbana - le strutture interne di mattoni esposte nelle quali sono state ritagliate finestre e finestrelle; su campetti sportivi di quartiere trasformati in palestre all'aperto; su terrazzini e abbaini e comignoli e murales e tutto quello che serve per riassumere (almeno una parte di) Parigi.

In www.leviaducdesarts.com c'è l'ufficialità della cosa; nelle foto del post, un po' di quello che abbiamo potuto percorrere prima di essere interrotti da una pioggia birichina che - infine - ci ha sorpresi, e spinti non proprio non-volenti alla ricerca di un aperitivo in happy hour...


* con quella fierezza etnica svedese che credevo esistesse solamente nelle interviste heavy metal.

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